Perché i medici hanno messo così tanto per scoprirla? Penso sia dovuto al fatto che non manifestava i sintomi “classici”. Anzi, era sempre la più alta della classe, mai un mal di pancia, una diarrea o un vomito. Ma – tosse continua dai pochi mesi di vita in poi, bronchite fissa, otiti ricorrenti, insomma tutto quanto concentrato nel apparato respiratorio.
Infatti, abbiamo fatto visite su visite (pediatra, otorino, pneumologo, allergologo), però tutte senza risultato – la bambina risultava sempre sana senza problemi organici. Vi potete immaginare come ci sentivamo e non sapevamo più né che cosa dire alle continue domande della bimba (“Perché sono sempre malata, perché non posso andare all'asilo, perché non posso andare a danza,...?”) né che altro fare.
La nostra vita era scandita da notti insonni per la tosse, una bambina sempre stanca, con viso bianco e svogliata. Al secondo anno d'asilo, la pneumologa, alla mia domanda su come andare avanti, mi disse “Toglietela dall'asilo, fatela stare a casa, isolatela da tutti – così non si ammalerà più”. Rimasi impietrita: ma che risposta era, ma che soluzione era questa?
Poi abbiamo toccato il fondo in prima elementare: due giorni dopo l'inizio della scuola, rieccola con bronchite e febbre altissima eppure aveva smesso di prendere l'antibiotico 4 giorni prima. Insomma, per farla breve, non faceva in tempo di finire di prendere l'antibiotico, non riusciva nemmeno a rientrare a scuola, già ne aveva un'altra. E così via ad oltranza. Io ero diventata la sua maestra a tempo pieno!!
Finalmente, nel 2013, dopo un anno di prima elementare passato a casa, arrivò la svolta grazie ad una dottoressa conosciuta per caso. Fece un check-up completo con prelievi ematici, gastroscopia ecc e trovò la causa del malessere di Jennifer: era celiaca.
E così iniziai la nostra avventura nel mondo del senza glutine. Perché dico avventura?
Perché a Jennifer, che aveva appena 7 anni, l'abbiamo fatta vivere in questo modo. Le abbiamo spiegato qual'era la causa del suo malessere, come e cosa poteva mangiare d'ora in poi e come si doveva comportare fuori casa. Ma, senza seminare panico, senza farle pesare nulla. La portai con me a fare la spesa, leggevamo insieme le etichette e si sceglieva le sue cose da mangiare. Spesso mi diceva che erano più buoni di quelli che mangiava prima.
Effettivamente, Jennifer ha accettato benissimo, da subito, la sua condizione e quando poi vedeva che non si ammalava più, che poteva frequentare con regolarità la scuola, ma soprattutto le lezioni di danza, è rinata visibilmente. Inoltre abbiamo e continuiamo ad affrontare uscite, compleanni, viaggi ed altro con la giusta grinta, non facendole mancare niente.
E adesso?
Ora Jennifer è una teenager, piena di voglia di vivere, frequenta volentieri la scuola e coltiva le sue passioni che sono il disegno, la lettura, la scrittura e soprattutto la danza.
Sì, la celiachia è una malattia, qualche volta non facile da gestire, ma ti permette, se diagnosticata in tempo e seguendo scrupolosamente la dieta, di vivere una vita “normale”.
Per concludere, vorrei riportare la frase più bella e caratterizzante di mia figlia, che pronuncia specialmente dopo che abbiamo creato dei dolci, biscotti, pane, pizze o schiacciate insieme: “Mamma, sono proprio fortunata ad essere celiaca, perché nessuno ha il cibo buono come me!”.