
Celiachia: informazioni da sfogliare

In questa sezione abbiamo raccolto tutto quello che avreste sempre desiderato sapere su celiachia e vivere senza glutine. Dalla A di anemia alla Z di zonulina troverete con un semplice clic le risposte alle domande fondamentali su questo argomento.
Una diagnosi che può disorientare.
Ciò accade soprattutto per le limitazioni e le restrizioni alimentari. Tuttavia, questo è un timore che non ha ragione d’esistere. Infatti, una vita con la celiachia può essere vissuta con intensità e piacere, pur attenendosi a regole specifiche. La vita del celiaco può essere senza dubbio una vita senza compromessi!
La celiachia è l’intolleranza alimentare permanente al glutine.
Il glutine è una sostanza proteica presente nel frumento e in altri cereali come avena, orzo, segale, farro, kamut, spelta e triticale. Nel soggetto geneticamente predisposto, adulto e bambino, l’ingestione di alimenti contenenti glutine, anche se solo in piccole quantità, determina una reazione immunitaria a livello dell’intestino tenue, dando origine a un’infiammazione cronica che ha come conseguenza la scomparsa dei villi intestinali, accompagnata da una sintomatologia variabile da caso a caso. Nell’individuo sano, infatti, la parete intestinale è rivestita di villi e microvilli, aventi la funzione di aumentare la superficie d’assorbimento delle sostanze nutritive. Nel celiaco, invece, questi villi sono pressoché scomparsi e la mucosa intestinale è danneggiata. La superficie assorbente appiattita riduce o impedisce l’assorbimento delle sostanze nutritive, quali proteine, grassi, carboidrati, vitamine e sali minerali, causando malnutrizione e scompensi. L’intolleranza al glutine è una delle condizioni più comuni su scala mondiale. Nei paesi la cui popolazione è prevalentemente d’origine europea (Europa, America del Nord e del Sud e Australia), circa una persona su 100 ne è affetta. Una frequenza simile è stata riscontrata anche in aree in via di sviluppo, come Africa del Nord, Medio Oriente e India, dove si consumano quantità elevate di frumento.
Il glutine è una proteina presente in alcuni cereali quali frumento, avena, orzo, segale, farro, kamut, spelta e triticale. Il valore nutrizionale del glutine è molto scarso. La funzione principale svolta da questa proteina, infatti, è quella di “collante”, ossia di tenere insieme la farina di grano per consentirne la panificazione.
La celiachia è una patologia complessa causata da un “mosaico” di fattori ereditari ed ambientali.
I fattori genetici
Il ruolo della componente genetica è dimostrato dalla ricorrenza familiare della celiachia, circa 10 volte più comune nei parenti di primo grado rispetto alla popolazione generale. Tuttavia, non sono noti tutti i numerosi geni che contribuiscono alla predisposizione ereditaria. Tra questi spiccano alcuni fattori del sistema HLA, un complesso di geni con la funzione primaria di “riconoscere” le molecole estranee all’organismo. La maggior parte dei celiaci (almeno il 95%) rileva la presenza di genotipi HLA-DQ2 e/o DQ8. Ciò nonostante, la presenza di HLADQ2/ DQ8 è necessaria, ma non sufficiente, per sviluppare la malattia, poiché questi stessi fattori genetici si riscontrano in una percentuale elevata di soggetti sani (il 20-30 % della popolazione generale).
I fattori ambientali
La componente ambientale della celiachia è, invece, rappresentata dalla presenza di glutine nel regime alimentare.
I sintomi della celiachia possono essere vari e, in alcuni casi, anche assenti.
I più manifesti sono diarrea, calo di peso e forze, gonfiore e dolore addominale, vomito e, nei bambini, anche arresto della crescita. Altre volte possono essere apparentemente extraintestinali come anemia, osteoporosi, amenorrea, deficit di vitamine e sali minerali o propri di altre patologie che a volte si associano. Tuttavia, non sempre la celiachia si presenta in forma palese, molte sono le sue forme cliniche che devono essere considerate in fase di diagnosi. Le possibili manifestazioni cliniche della celiachia possono, quindi, essere suddivise in casi tipici, con sintomatologia gastro-intestinale marcata (oggi in minoranza); più frequenti sono i casi atipici, caratterizzati da manifestazioni sfumate quali una colite apparentemente banale (il cosiddetto “colon irritabile”) o la carenza di ferro resistente alla terapia orale. Vi sono poi le forme silenti che, in assenza di sintomi eclatanti, vengono diagnosticate occasionalmente nei soggetti a rischio, per esempio, nei familiari di celiaci o nei pazienti diabetici sottoposti a screening sierologico. In questi casi, i sintomi sono silenti solo in apparenza perché, in realtà, dopo l’avvio del trattamento, si registra un miglioramento del benessere psico-fisico. Infine, in alcuni pazienti il sospetto nasce dal riscontro di un problema extra-intestinale, come la dermatite erpetiforme, la stomatite aftosa, il diabete, l’osteoporosi, le turbe della fertilità, le tiroiditi, le allergie, le intolleranze e alcune patologie di tipo neurologico, che possono essere associate alla celiachia. In casi fortunatamente molto rari, la celiachia può manifestarsi sin dall’inizio con complicanze gravi come la digiuno-ileite ul cerativa o il linfoma intestinale.
Una breve descrizione delle quattro forme in cui si manifesta la celiachia.
La celiachia tipica
Le forme tipiche esordiscono precocemente, in genere a distanza di alcuni mesi dall’inizio dello svezzamento, con i sintomi del malassorbimento intestinale: diarrea cronica, arresto della crescita, inappetenza, vomito e distensione addominale (il cosiddetto “pancione”).
La celiachia atipica
Le forme atipiche si manifestano tardivamente con sintomi prevalentemente extra-intestinali quali anemia con carenza di ferro, aumento delle transaminasi epatiche, dolori addominali ricorrenti, ipoplasia dello smalto dentario, dermatite erpetiforme o bassa statura in età scolare.
La celiachia silente
Le forme silenti sono diagnosticate in soggetti apparentemente sani, in seguito a un controllo occasionale. Molti casi sono silenti solo in apparenza; in realtà dopo l’avvio del trattamento si registra un miglioramento del benessere psico-fisico.
La celiachia potenziale
Si definiscono potenziali i casi che presentano markers sierologici positivi e biopsia intestinale normale. I pazienti con celiachia potenziale, se lasciati a dieta libera, possono sviluppare nel tempo una lesione intestinale conclamata. Un’elevata frequenza di celiachia, spesso subdola, si rileva nei soggetti affetti da patologie autoimmuni (soprattutto diabete insulinodipendente e tiroidite), sindromiche (s. di Down, s. di Turner e s. di Williams) o con insufficienza di IgA sieriche.
In presenza di sintomi associabili a una celiachia sospetta, spesso è sufficiente eseguire specifici esami del sangue per avere una prima diagnosi dell’intolleranza al glutine. Tutta via, una diagnosi definitiva può essere formulata solo in seguito alla biopsia intestinale, ossia il pre lievo di un frammento di tes suto, sottoposto a esame isto logico, che consente di de terminare l’eventuale atrofia dei villi intestinali.
Gli esami del sangue
Alcuni esami del sangue possono avvalorare il sospetto di celiachia. Tra questi è da ricordare, in primo luogo, quello su gli anticorpi anti-transglutaminasi (anti-tTG) di classe IgA, test molto affidabile e automatizzato. Altrettanto valida, ma me no standardizzata, è la ricerca degli anticorpi anti-endomisio (EMA). Gli anticorpi antigliadina (AGA) di classe IgA ed IgG sono particolarmente significativi nei bambini di età inferiore ai 3 anni, poiché possono positivizzarsi prima degli altri test. L’alterazione isolata degli AGA-IgG non ha generalmente peso dia gnostico, tranne che nei bambini con deficit di IgA sieriche.
La biopsia intestinale
Qualora gli esami sierologici risultino positivi è indicato eseguire una biopsia intestinale, esame generalmente praticato mediante gastroduodenoscopia. Nei soggetti con sierologia positiva e alterazioni tipiche della biopsia intestinale (atrofia dei villi intestinali e aumento dei linfociti intraepiteliali) sussistono tutti gli elementi per una diagnosi definitiva di celiachia.
Il challenge
Nei casi dubbi, si usa praticare una prova di riesposizione al glutine (challenge) dopo almeno due anni di trattamento dietetico. La diagnosi è confermata quando il challenge, da eseguirsi sotto sorveglianza medica, causa la ricaduta clinica e bioptica nell’arco di alcuni mesi (eccezionalmente a distanza di anni).
Due malattie dalla comune origine, una dieta equilibrata per curarle insieme.
Il 5-10% dei pazienti con diabete di tipo 1 (insulino-dipendente) sono anche affetti da celiachia. Per curare insieme questi due disturbi è necessario seguire una dieta attenta, ma non restrittiva. Oggi, infatti, si consiglia al diabetico, con o senza celiachia associata, un’alimentazione normale per quanto riguarda sia l’apporto calorico complessivo che quello di proteine, di zuccheri e di grassi. Per evitare l’aumento eccessivo della glicemia dopo i pasti si consiglia di preferire i carboidrati complessi (pane e pasta, naturalmente senza glutine) e gli alimenti ricchi di fibra (verdure, legumi e frutta fresca), a quelli ad alto tenore di zuccheri semplici (dolciumi), che potranno essere consumati, ma con moderazione. Per quanto riguarda i grassi, è bene scegliere quelli d’origine vegetale (es. olio extra-vergine d’oliva) e quelli ricchi di acidi grassi poli-insaturi (es. pesce azzurro) per il loro benefico effeto sui livelli di colesterolo nel sangue. Infine, va ricordato che la cura della celiachia ha un effetto molto positivo sul diabete, sia perchè aiuta a migliorare il controllo metabolico, ed eventualmente a ridurre il fabbisogno insulinico, sia perchè aiuta a prevenire possibili complicanze “silenziose” quali l’anemia e l’osteoporosi.
Si manifesta con la celiachia, ma ha cause diverse.
Prima della diagnosi il soggetto celiaco può presentare intolleranza al lattosio causata dalla presenza di una lesione diffusa della mucosa intestinale. Tuttavia una ridotta tolleranza al lattosio può persistere anche dopo l’avvio del trattamento della celiachia, quando la struttura della mucosa intestinale si è ormai normalizzata. Tale situazione può dipendere da una carenza enzimatica su base genetica, assai frequente nella popolazione generale specie nei paesi dell’Europa meridionale, che non ha niente a che vedere con la celiachia stessa. In questi casi l’assunzione di alimenti ricchi di lattosio, soprattutto di latte intero, può causare sintomi persistenti quali il dolore addominale e la flatulenza. La cura di questo disturbo richiede l’allontanamento degli alimenti ricchi di lattosio, quali il latte intero ed i gelati al latte. Al posto del latte intero è consigliabile l’assunzione di quello a basso contenuto di lattosio, disponibile in tutti i supermercati. Poiché l’intestino conserva la capacità di digerire quantità limitate di lattosio, nei casi meno eclatanti sono generalmente ben tollerati gli altri latticini, quali lo yogurt, i formaggi ed i biscotti al latte.
Una rigorosa alimentazione senza glutine è l’unica terapia efficace.
Una rigorosa alimentazione senza glutine è l’unica terapia efficace che al momento garantisce alle persone celiache un perfetto stato di salute con scomparsa delle manifestazioni cliniche, la normalizzazione degli esami e il ripristino della normale struttura della mucosa intestinale.
Per curare la celiachia è necessario escludere dall’alimentazione tutti i cibi contenenti derivati del frumento, comprese le varietà meno comuni. È importante non dimenticare che anche piccole quantità di glutine possono causare danni. Occorre dunque prestare attenzione alla composizione dei comuni alimenti in commercio, poiché tracce di glutine possono essere presenti in vari prodotti.
La terapia dietetica è facilitata dalla disponibilità di una vasta gamma di prodotti per celiaci (pane, pasta, biscotti, base per pizza, farina per dolci, ecc.), facilmente riconoscibili per la presenza, sulla confezione, della “spiga sbarrata”, il marchio che garantisce l’assenza di glutine. Inoltre, per facilitare la gestione della dieta celiaca, l’associazione dei pazienti, l’AIC, ha elaborato un prontuario degli alimenti commerciali “sicuri”, sottoposto ad aggiornamento periodico.
La scomparsa delle manifestazioni cliniche è la prima conseguenza.
Con l’inizio della cura dietetica, si assiste alla scomparsa delle manifestazioni cliniche, la normalizzazione degli esami sugli anticorpi e il ripristino della normale struttura della mucosa intestinale. Nel soggetto con sintomi tipici, gli effetti della cura appaiono prodigiosi: entro pochi giorni si assiste a un miglioramento dell’appetito e dell’umore, seguito dalla progressiva scomparsa di diarrea e, nei bambini, alla ripresa della crescita. Anche le eventuali alterazioni metaboliche, come per esempio una ridotta mineralizzazione ossea o l’anemia da carenza di ferro, tendono lentamente a normalizzarsi. Il trattamento dietetico, specie se precoce, minimizza il rischio di complicanze a lungo termine, ma non “azzera” del tutto la possibilità di eventuali patologie autoimmuni associate. Tra queste, è opportuno ricordare la tiroidite autoimmune (di Hashimoto), malattia piuttosto frequente durante la pubertà, specie nel sesso femminile.
I vantaggi di un’alimentazione senza glutine:
- l'intestino torna alla normalità
- le sostanze nutritive vengono assorbite e utilizzate dall'organismo
- si riacquista il peso perduto
- il ripristino delle condizioni psicofisiche ottimali
La dieta senza glutine consente di alimentarsi in modo sano, gustoso ed equilibrato.
Per il benessere dell’organismo è consigliabile mangiare di tutto, bere molta acqua e usare il sale con moderazione. Variare l’alimentazione è importante. Una guida nella composizione del menù quotidiano può essere rappresentata dalla cosiddetta “piramide del mangiar sano”, suddivisa in sezioni, ciascuna contenente un gruppo di alimenti: Quelli alla base che devono essere presenti in quantità maggiori nella dieta (frutta e ortaggi), quelli al vertice (grassi) sono da assumere in quantità ridotte.
Ogni giorno si dovrebbero assumere:
Frutta e verdura: 5 volte al giorno
Frutta e verdura contengono fibre alimentari, vitamine, sali minerali, microelementi e antiossidanti. Ogni giorno è bene consumare 3 porzioni di verdura e 2 di frutta, ciascuna di 120 g circa.
Cereali e amidacei: a ogni pasto
Il pane e la pasta senza glutine, le patate e il riso, contengono molti carboidrati e molte fibre, vale a dire energia che l’organismo è facilmente in grado di utilizzare. Consumate almeno uno di questi alimenti ad ogni pasto del giorno.
Carne, pesce, uova e legumi: ogni giorno, quanto basta.
Questi alimenti contengono proteine, grassi, minerali e vitamina B. Cercate di mangiare carne o pesce (100-120 g) ogni giorno, o in alternativa consumate legumi (fagioli, piselli, lenticchie e ceci) 2 volte la settimana. Il consumo di uova, invece, va limitato a 2 volte alla settimana al massimo.
Latte e latticini: tutti i giorni
Il latte e i latticini, come lo yogurt e i formaggi, contengono proteine, grassi, calcio e vitamine. Mangiate ogni giorno 2 porzioni di latte o latticini (ciascuna di 120 g ca.) dando la preferenza a quelli più magri.
Grassi da condimento: ogni giorno, con moderazione.
I grassi da condimento contengono acidi grassi essenziali e vitamine liposolubili A, D, E, K. I grassi animali, come il burro, vanno consumati con misura. Quelli vegetali, come l’olio extravergine di oliva e gli oli di semi, possono essere consumati fino ad un massimo di 3 porzioni al giorno, di circa 10 grammi ciascuna.
Utili consigli per un’alimentazione corretta
Alcuni piccoli suggerimenti:
- bere ogni giorno almeno 1 - 2 l di acqua. Le bibite consigliate sono acqua minerale, succhi di frutta e di verdura diluiti, tè alle erbe e alla frutta non zuccherati
- preparare le pietanze in modo sano e senza grassi (arrosto, lessi, al vapore, saltati) _ mangiare lentamente, masticare bene e assaporare il cibo
- utilizzare più erbe aromatiche fresche che sale
- consumare alcol con moderazione
- utilizzare lo zucchero con parsimonia e mangiare pochi dolci
- per la preparazione delle ricette, impiegare esclusivamente ingredienti privi di glutine
- evitare la contaminazione con alimenti contenenti glutine
- fare regolarmente attività fisica
Il seguente menù vuole essere un esempio orientativo per i primi tempi, scanditi dal nuovo regime alimentare. Le pietanze elencate nel menù sono semplici da realizzare e potranno essere distribuite in base alle abitudini alimentari di ciascuno. Sono inoltre disponibili numerosi ricettari grazie ai quali potrete dare libero sfogo alla vostra fantasia, pur mantenendo un regime dietetico senza glutine.
Cibi senza glutine che è necessario saper identificare.
L’identificazione degli alimenti “a rischio” è, inoltre, facilitata dalla recente normativa dell’Unione Europea sull’etichettatura, che impone alle aziende produttrici di dichiarare la presenza di glutine nel prodotto, anche se in quantità minime. L’ingestione di tracce di glutine consapevole o involontaria, spesso non procura fastidi immediati, ma può essere dannosa a lungo termine per il rischio di persistenza dell’infiammazione intestinale. È pertanto indispensabile non “abbassare la guardia” sulla dieta, senza però arrivare alla “fobia” del glutine o al terrorismo psicologico, atteggiamenti assolutamente ingiustificati.
Gli alimenti liberi ossia senza glutine
Esistono numerosi alimenti naturali senza glutine, che possono essere consumati tranquillamente, quali il riso, il mais e i farinacei di vario genere come le patate, i legumi, il grano saraceno, la manioca, la tapioca, le castagne, il latte e i suoi derivati, la carne, il pesce, le uova, gli oli vegetali, la verdura e la frutta. Inoltre, in commercio è disponibile una vasta gamma di prodotti per celiaci (pane, pasta, biscotti, cereali, ecc.), riconoscibili per la presenza, sulla confezione, della “spiga sbarrata”, il marchio che garantisce l’assenza di glutine.
Gli alimenti a rischio
Possono essere consumati solo dopo aver accertato l’assenza di glutine. Tuttavia non possono essere considerati sicuri al 100%, poiché tra gli ingredienti potrebbe non comparire il glutine ma alcuni di essi potrebbero esserne stati contaminati durante il processo produttivo. Questi alimenti sono le minestre pronte, gli insaccati, le salse di soia, i preparati di carne per hamburger, i dolciumi, i gelati, l’amido, le maltodestrine, gli sciroppi di glucosio e il malto derivati dal frumento.
Gli alimenti vietati
Sono assolutamente da eliminare tutti i cibi contenenti derivati del frumento, compreso il farro, il kamut, il triticale, la spelta, l’orzo e la segale. L’avena è sconsigliata poiché spesso è contaminata dal glutine.
Come preparare un pasto sicuro senza glutine.
Scegliere gli ingredienti che sono sicuramente privi di glutine. Potete aiutarvi consultando gli elenchi dei prodotti in commercio consigliati dall’Associazione italiana per la celiachia.
- Non toccare il cibo con le mani infarinate o con utensili non lavati (scodelle, mestoli, scolapasta, pentole, ecc.) che sono stati a contatto con cibi vietati.
- Non appoggiare il cibo direttamente su superfici contaminate, come il piano di lavoro, le teglie, la base del forno, la piastra o la griglia. Pulire sempre prima d’iniziare il lavoro.
- Non utilizzare olio di frittura già usato per friggere cibi infarinati o impanati.
- Non utilizzare l’acqua di cottura già usata per la pasta con glutine.
- Usare carta da forno o fogli d’alluminio su piastre e superfici che possono essere contaminate
Come compensare eventuali carenze alimentari o intolleranze associate.
La dieta senza glutine, ormai in uso da oltre 50 anni nella terapia della celiachia, è un regime valido sul piano nutrizionale, per tutte le fasce d’età e anche in situazioni particolari (es. gravidanza, diabete). La necessità di escludere gli alimenti derivanti dal frumento può comportare un apporto di fibre vegetali inferiori a quello ottimale. Questa situazione può essere compensata da un’adeguata introduzione giornaliera di vegetali e di frutta fresca. E’ importante anche assicurare un apporto sufficiente di vitamine, specie del complesso B, e di calcio.
La ricerca di soluzioni terapeutiche è tuttora in corso.
L’obiettivo è quello di consentire al paziente di liberarsi dal "peso” della dieta senza glutine. Sono allo studio, ad esempio, varietà di grano meno tossiche, enzimi in grado di metabolizzare gli elementi proteici più “indigesti” per il celiaco, farmaci con attività anti-transglutaminasi o anti-citochine ed immunomodulatori in grado di bloccare la risposta abnorme nei confronti del glutine (il cosiddetto “vaccino”). Al momento, le prove sull’efficacia di questi potenziali trattamenti alternativi sono ancora in fase “embrionale”. Il passaggio dal laboratorio alle prove cliniche è oltretutto rallentato dalla mancanza di un modello animale di celiachia. Mentre non è difficile intravedere un futuro più roseo per i celiaci, più azzardato è prevedere i tempi di attuazione delle ricerche. Occorre sottolineare che qualsiasi trattamento innovativo dovrà dimostrarsi più valido rispetto a una cura sicura, efficace e già disponibile ovvero la dieta senza glutine.
Dopo 1-2 anni di dieta, non sono necessari ulteriori esami.
Se non sussistono dubbi sulla diagnosi, infatti, non è più ritenuto necessario verificare la normalizzazione della biopsia intestinale. È tuttavia è opportuno che il paziente esegua periodicamente un checkup presso un centro specialistico con il quale verificare l’andamento di alcuni esami di laboratorio; tra questi in particolare: _ i parametri del ricambio del ferro (emocromo, sideremia, ferritina). Un’eventuale carenza persistente di ferro può essere colmata con un apporto orale; _ gli anticorpi anti-tTG (se positivi, indicano scarsa attenzione alla dieta); _ gli esami per la diagnosi precoce di patologie autoimmuni, presenti o sospette (soprattutto anticorpi anti-tireoglobulina ed antitireoperossidasi per la diagnosi di tiroidite). Il monitoraggio dell’osteoporosi,
mediante densitometria ossea, è
indicato soprattutto nei casi diagnosticati
tardivamente, specie nel
sesso femminile. Nelle persone che,
alla visita di controllo, presentano
un marcato aumento di peso, è utile
effettuare esami metabolici di primo
livello (colesterolo totale, colesterolo-
HDL, trigliceridi, glicemia).
Nei familiari più stretti del paziente
(figli, fratelli, sorelle, genitori)
il rischio di celiachia è maggiore
(10% circa) rispetto a quello della
popolazione generale. Per questo
motivo è consigliabile estendere
anche a loro, pur essendo apparentemente
in buona salute, la ricerca
dei marcatori di celiachia (anticorpi
anti-tTG ed, eventualmente, genotipo
HLA-DQ2/DQ8).
Lo scoglio più difficile da superare è la prima diagnosi.
Si usa dire che, una volta diagnosticata, la celiachia non è più una malattia, ma solo una condizione di vita. Infatti, dopo l’avvio del trattamento, lo stato di salute psico-fisica migliora sensibilmente, ma occorre imparare a convivere con le regole imposte dal “nuovo” regime dietetico. L’ampia varietà di prodotti senza glutine, messi recentemente a disposizione dall’industria alimentare specialistica, ha contribuito notevolmente a innalzare la qualità della vita della persona celiaca. Alimenti privi di glutine sono sempre più facilmente reperibili anche nei supermercati, come prodotti pronti o da cucinare. Il peso della restrizione alimentare si avverte in occasione dei pasti consumati fuori casa, poiché, negli esercizi di ristorazione (mense, bar, ristoranti) la disponibilità di piatti o snack privi di glutine è ancora limitata. Questa situazione sta tuttavia migliorando anno dopo anno, grazie all’impegno profuso dalle associazioni dei pazienti e alla crescente attenzione delle istituzioni e dei mass-media.
La vita scolastica
Molte scuole sono in grado di garantire al bambino celiaco pasti sicuri, è tuttavia importante che i genitori verifichino personalmente la conoscenza del problema da parte delle maestre e del personale addetto alla cucina. L’ampia disponibilità di snack, dolci e salati, senza glutine consente di affrontare agevolmente situazioni quali le gite scolastiche e le feste di compleanno.
L’adolescenza
Gli “strappi” alla dieta sono più comuni durante l’adolescenza, poiché molti ragazzi hanno difficoltà ad accettare e, soprattutto, a mostrare agli altri, la propria “diversità alimentare”. La frequente mancanza di sintomi può accentuare la tendenza alle trasgressioni occasionali. Che fare in questi casi? È bene evitare gli atteggiamenti colpevolizzanti, o peggio ancora terroristici, mentre è preferibile soffermarsi su una corretta informazione e sui comportamenti utili a migliorare l’aderenza alla dieta. In casi selezionati, specie in presenza di conflittualità tra il giovane paziente e i genitori, è possibile avvalersi di un supporto psicologico. Le difficoltà adolescenziali sono generalmente transitorie e non precludono la possibilità di raggiungere, con il passare del tempo, l’obiettivo di una serena convivenza con la celiachia.
Entrambe le risposte sono vere, poiché solo chi ha la predisposizione genetica potrá sviluppare questa condizione, ma, d' altra parte, celiaci si diviene solo dopo avere introdotto il glutine con la dieta, poiché altrimenti non si mette in moto il meccanismo abnorme che porta alla lesione intestinale.
Non abbiamo oggi motivo di pensare che una ritardata introduzione dei cereali contenenti glutine nelle pappa protegga l'individuo dal manifestare una celiachia. Tuttalpiú se ne ritarderá la comparsa, perché finché non c'é glutine nella dieta non c'é celiachia.
Il sistema immunitario é almeno in parte sotto il controllo dell'ereditarietá, quindi nei consanguinei di un celiaco il rischio é piú elevato. Nei familiari di primo grado (genitori, figli, fratelli/sorelle) la frequenza é attorno al 10% ed é almeno del 70% nei gemelli monozigoti.
Fino ad ora non si conosce alcuna cura che permetta di guarire e cioé che consenta ad un celiaco di mangiare alimenti con glutine senza causare danni all'intestino. La dieta senza glutine é pertanto l'unico efficace trattamento della celiachia.
In molti soggetti autistici, la cattiva digestione della caseina (proteina del latte) e del glutine produce due oppioidi (sostanze dotate di proprietá stupefacenti, proprio come l' eroina e la morfina) che entrano in circolo e avvelenano il sistema nervoso. La presenza di questi due oppioidi si puó rilevare con una particolare analisi delle urine. Attualmente, pur non essendovi ancora una casistica ampia, l'analisi risulta positiva in circa i due terzi dei casi, da qui l' adozione in alcuni casi di una dieta priva di latte e glutine.
Nota anche come “malattia di Duhring”. Trattasi di una particolare variante clinica della celiachia, che come la celiachia, si giova anzitutto di una dieta rigorosamente priva di glutine. Si manifesta con la comparsa di piccole papule rosse e vescicole intensamente pruriginose su: gomiti, ginocchia, natiche, nuca, collo, spalle e nella parte bassa della schiena. Le lesioni sono molto simili a quelle dell' herpes. Contemporaneamente a livello intestinale, l'organismo reagisce al glutine piú o meno nella stessa maniera del celiaco.
Non esiste rapporto tra allergia al grano e celiachia anche se la causa prima è sempre la proteina del grano ma i meccanismi alla base della intolleranza sono diversi.
No. Anche in assenza di sintomi evidenti la reintroduzione del glutine riaccende la malattia a livello dell'intestino e di altri organi danneggiandoli e riproponendo, in misura variabile, i problemi della celiachia all' esordio.
No, perché se la dieta priva di glutine comprende tutti i canoni di una dieta equilibrata non determina la carenza di alcun nutriente. A volte puó risultare povera di fibre vegetali, per cui é bene favorire l' assunzione di verdura, frutta e legumi.














